A giugno, in occasione del compleanno di Elisabetta II, regina del Regno Unito, LaPargola e LananaIsa decidono di mandarle un biglietto di auguri.
“Secondo te, le arriva?” chiede LaPargola che ha sempre avuto molta curiosità per la signora peggio vestita del mondo. “Secondo te, si può andare a trovarla?”, “ Ma abita proprio a Buckingham Palace? Cioè, quella è proprio casa sua?”, “ma secondo te, com’è?”.
E PI, che la regina l’ha vista una volta ad Ascot, aldilà delle transenne e del suo cappellino lilla, le ha sempre risposto che sì vive proprio lì,a Buckingham Palace ma che è una persona normale, solo che non è possibile avvicinarla perché, per questioni di scurezza, ci sono le guardie. Però è normale, dice.
PI “normalizza” sempre tutto. Altrimenti, a LaPargola potrebbero venire complessi di “diversità” con relativi sensi di colpa e se li potrebbe portare avanti per tutta la vita e a PI potrebbero venire i sensi di colpa per i sensi di colpa causati a LaPargola e vivrebbe tutta la vita tentando di risolvere i sensi di colpa di entrambe.
Così dice sempre che tutto è “normale” anche se poi racconta di aver conosciuto il vero Babbo Natale in un grande magazzino, farnetica di magia all’apparire delle lucciole di maggio, fa progetti per la sua prossima vita e crede nelle auree che la TzìaSibilla vede sulla testa delle persone (visibili,pare, anche al telefono). LaPargola crescerà perciò non solo con i sensi di colpa causati da goffi tentativi di non farglieli venire ma anche con la legittima convinzione di avere per madre una demente.
PI non lo sa se il biglietto di auguri arriverà alla regina perché non ha nessun elemento fondato su cui elaborare un pensiero logico e scientificamente valido e nel calcolo delle probabilità è una schiappa ma, proprio per questo, incoraggia le mini-tipe a spedirlo, chè, rassicura, poi si vedrà.
“L’indirizzo, uhm, mettiamo Buckingham Palace, va bene? Le arriva?” chiedono LananaIsa e LaPargola che le cose le vogliono fare precise e con le dovute garanzie. “Sì certo, tanto di Buckingham Palace c’è n’è solo uno. E pure di regina Elisabetta c’è n’è solo una…” conferma PI che, quando tutto manca, si appella alle confortanti certezze dell’oggettivo.
E finalmente gli auguri di compleanno a Sua Maestà la Regina Elisabetta di Gran Bretagna partono per il regno d’Albione nella solida certezza che quando giungeranno nell’isola, verranno recapitati a reale destinazione da un postino della Royal Mail.
E nel mentre gli auguri reali volano verso il Regno Unito, la vita scorre normale, nel senso più lato della parola. Un mese dopo, un giorno come tanti, PI si reca al piano di sopra, a casa di Peter Pan e della’Amica A.per motivi che non ricorda e trova quest’ultima e LananaIsa sedute sul bordo del letto con, in volto, un’espressione eccitatissima.
“C’è posta per noi… da Buckingham Palace” annuncia l’Amica A. in evidente stato di euforia. “Uh?” risponde PI che, ultimamente, soffre di frequenti vuoti di memoria. Poi sposta lo sguardo su LananaIsa che stringe una lettera tra le mani e non smette di dondolarsi nervosamente sul bordo del letto.
“Ma…sei sicura?” farfuglia PI palesando con lo sguardo il sospetto che l’Amica A., per evitare una delusione alle mini-tipe, si sia presa la briga di scrivere la risposta agli auguri firmando a nome di Elisabetta.
“Sìì! E’ vero!” esclama LananaIsa, schizzando dal letto come se avesse le molle e mostra la lettera alla Diffidente che, a questo punto, deve arrendersi all’evidenza: la lettera reca l’inconfondibile stemma reale e viene proprio da Buckingham Palace. “Stiamo aspettando LaPargola per aprirla” comunica sua madre.
“A che ora esce LaPargola da scuola?” si informa quindi LananaIsa divorata dall’attesa che tenta di placare tormentando la lettera tra le mani.
“Uhm…fra un paio d’ore. Ce la fai a resistere?” .
“Sì” mente lei. E’ solo grazie al suo piccolo grande senso di lealtà che la fregola non le esplode del tutto ma si frammenta, invece, in regolari e sistematici “quanto manca?” che scandiscono le due interminabili ore che la separano dall’ora X.
Quando, finalmente per tutti, l’orologio segna 15 minuti all’ora fatidica, PI suggerisce a LananaIsa di andare insieme a prendere LaPargola così si riducono i tempi d’attesa e pure gli effetti della nevrosi da madonna mia-la-lettera-della-regina. Si aggrega anche LananatTì che non ha spedito personalmente ma l’evento della settimana non se lo vuole perdere.
Alla vista dell’allegra brigata, LaPargola ha un attimo di smarrimento subito stroncato dalle nane che, schizzando fuori dalla macchina, le sventolano in faccia la lettera urlando “ci ha scrittooo, la regina ci ha rispostooo!!!”.
“Davvero?” dice piano e incredula LaPargola ma neanche finisce la parola che le nane, in preda ad un’incontenibile sovraeccitazione, l’hanno già spinta in macchina. Ivi, si stabilisce che l’apertura della busta avverrà secondo la legge della condivisione, cioè verrà strappato un pezzettino per una che a PI quasi le viene una crisi di nervi e per poco non gliela strappa di mano e la apre lei stà benedetta lettera.
E alla fine di uno straziante scollamento-a-turno della busta, eccola lì, sobria ed elegante con un piccolo, discreto stemma reale, la lettera firmata a mano dalla Lady in Waiting che ringrazia le mini-tipe per il pensiero a nome Di Sua Maestà la Regina che, scrive, ha molto gradito e apprezzato.
Morale della favola, La Press Agency di Elisabetta II, regina del Regno Unito, si è preoccupata di rispondere agli auguri di due mini-tipe, che peraltro nel regno manco ci vivono, di scrivere i loro nomi correttamente sulla busta e di firmare a mano in segno di rispetto e di riconoscimento.
A PI, invece, in questa parte del mondo (nota per essere culla di arte e civiltà) non se la filano di striscio nemmeno, chessò, una banalissima Telecom Italia, nè un qualunque, ancor più banale, datore di lavoro a cui manda il CV, o meglio ancora un presunto professionista che le commissiona un lavoro e poi sparisce nel nulla…figuriamoci un’alta carica dello stato. PI manco ci prova. Però l’anno prossimo scriverà ad Elisabetta. Così, tanto per soddisfazione.
Non per difendere la culla d’arte e di civiltà, io però farei pure la prova con gli auguri al Quirinale, per vedere di nascosto l’effetto che fa…
Da: Il principe Mishkin su gennaio 23, 2012
alle 12:47 pm
e pure è un’idea
Da: pensieriinutili su gennaio 23, 2012
alle 4:17 pm
Mi è venuta in mente una delle prime scene di “Salvate il soldato Ryan”, con decine di dattilografe che, durante la guerra, scrivevano le lettere per le famiglie delle vittime dei combattimenti. E mi sono immaginato una di loro infilare nel rullo un foglio con l’effigie della corona e cominciare a scriverci, ticchettando, un testo particolarmente ispirato e personalizzato, data la giovanissima età delle mittenti degli auguri.
Temo non sia andata così, però, e non tanto e non solo perché, nell’era del computer e della delocalizzazione, le dattilografe siano estinte, ma perché sono più che propenso a credere che si tratti di operazioni di marketing, volte a frenare la perdita di popolarità dell’Istituzione.
E siccome Napolitano, dopo mesi di costante ascesa, è tuttora in grande spolvero – e, quindi, non ne ha bisogno – non credo ti risponderà.
Da: Amicodelnord su gennaio 23, 2012
alle 10:42 pm
coraggio, pensierinutili, pensa che c’e’ anche chi scrive alla regina e attende risposta da anni! E’ successo al Comune di Messina che ha scritto a Sua Maesta’ per caldeggiare indagini su presunti natali messinesi di Shakespeare. Le argomentazioni a sostegno sembrano piuttosto deboli per la verita’ e mosse secondo alcuni da becere velleita’ demagogiche. Comunque non c’e’ traccia sul web di risposta ufficiale da Buckingham Palace (a meno che non ci sia gia’ stata la risposta, e il Comune abbia deliberato uno scollamento-a-turno della busta esteso a tutta la cittadinanza di proporzioni mastodontiche, e bisogna attendere i tempi tecnici.)
Da: Puillayne di Ghiusz su gennaio 26, 2012
alle 9:55 pm
Puillayne, certo che un’origine messinese di William Esse è piuttosto ambiziosa. Diciamo che non biasimo il press office di Elisabetta per aver (probabilmente) ignorato la missiva.
Credo abbia ragione l’Amicodelnord. E’ tutta una questione di marketing. La famiglia reale inglese è un asset, nonostante i costi che implica. Si sa vendere và. A noi forse ci manca questa abilità, ci vendiamo molto male.
Da: pensieriinutili su gennaio 27, 2012
alle 9:32 am