Pubblicato da: pensieriinutili | gennaio 23, 2012

Tanti auguri Elisabetta!

A giugno, in occasione del compleanno di Elisabetta II, regina del Regno Unito, LaPargola e LananaIsa decidono di mandarle un biglietto di auguri.

“Secondo te, le arriva?” chiede LaPargola che ha sempre avuto molta curiosità per la signora peggio vestita del mondo. “Secondo te, si può andare a trovarla?”, “ Ma abita proprio a Buckingham Palace? Cioè, quella è proprio casa sua?”, “ma secondo te, com’è?”.

E PI, che la regina l’ha vista una volta ad Ascot, aldilà delle transenne e del suo cappellino lilla, le ha sempre risposto che sì vive proprio lì,a Buckingham Palace ma che è una persona normale, solo che non è possibile avvicinarla perché, per questioni di scurezza, ci sono le guardie. Però è normale, dice.

PI  “normalizza” sempre tutto. Altrimenti, a LaPargola potrebbero venire  complessi di “diversità” con relativi sensi di colpa e se li potrebbe portare avanti per tutta la vita e a PI potrebbero venire i sensi di colpa per i sensi di colpa causati a LaPargola e vivrebbe tutta la vita tentando di risolvere i sensi di colpa di entrambe.

Così dice sempre che tutto è “normale” anche se poi racconta di aver conosciuto il vero Babbo Natale in un grande magazzino, farnetica di magia all’apparire delle lucciole di maggio, fa progetti per la sua prossima vita e crede nelle auree che la TzìaSibilla vede sulla testa delle persone (visibili,pare, anche al telefono).  LaPargola crescerà perciò non solo con i sensi di colpa causati da goffi tentativi di non farglieli venire ma anche con la legittima convinzione di avere per madre una demente.

PI non lo sa se il biglietto di auguri arriverà alla regina perché non ha nessun elemento fondato su cui elaborare un pensiero logico e scientificamente valido e nel calcolo delle probabilità è una schiappa ma, proprio per questo, incoraggia le mini-tipe a spedirlo, chè, rassicura, poi si vedrà.

“L’indirizzo, uhm, mettiamo Buckingham Palace, va bene? Le arriva?” chiedono LananaIsa  e LaPargola che le cose le vogliono fare precise e con le dovute garanzie. “Sì certo, tanto di Buckingham Palace c’è n’è solo uno. E pure di regina Elisabetta c’è n’è solo una…”  conferma PI che, quando tutto manca, si appella alle confortanti certezze dell’oggettivo.

E finalmente gli auguri di compleanno a Sua Maestà la Regina Elisabetta di Gran Bretagna partono per il regno d’Albione nella solida certezza che quando giungeranno nell’isola, verranno recapitati a reale destinazione da un postino della Royal Mail.

E nel mentre gli auguri reali volano verso il Regno Unito, la vita scorre normale, nel senso più lato della parola. Un mese dopo, un giorno come tanti, PI si reca al piano di sopra, a casa di Peter Pan e della’Amica A.per motivi che non ricorda e trova quest’ultima e LananaIsa sedute sul bordo del letto con, in volto, un’espressione eccitatissima.

“C’è posta per noi… da Buckingham Palace” annuncia l’Amica A. in evidente stato di euforia.  “Uh?” risponde PI che, ultimamente, soffre di frequenti vuoti di memoria. Poi sposta lo sguardo su LananaIsa che stringe una lettera tra le mani e non smette di dondolarsi nervosamente sul bordo del letto.

“Ma…sei sicura?” farfuglia PI palesando con lo sguardo il sospetto che l’Amica A., per evitare una delusione alle mini-tipe, si sia presa la briga di scrivere la risposta agli auguri firmando a nome di Elisabetta.

“Sìì! E’ vero!” esclama LananaIsa, schizzando dal letto come se avesse le molle e mostra la lettera alla Diffidente che, a questo punto, deve arrendersi all’evidenza: la lettera reca l’inconfondibile stemma reale e viene proprio da Buckingham Palace. “Stiamo aspettando LaPargola per aprirla” comunica sua madre.

“A che ora esce LaPargola da scuola?” si informa quindi LananaIsa divorata dall’attesa che tenta di placare  tormentando la lettera tra le mani.

“Uhm…fra un paio d’ore. Ce la fai a resistere?” .

“Sì” mente lei. E’ solo grazie al suo piccolo grande senso di lealtà che la fregola non le esplode del tutto ma si frammenta, invece, in regolari e sistematici “quanto manca?” che scandiscono le due interminabili ore che la separano dall’ora X.

Quando, finalmente per tutti, l’orologio segna 15 minuti all’ora fatidica, PI suggerisce a LananaIsa di andare insieme a prendere LaPargola così si riducono i tempi d’attesa e pure gli effetti della nevrosi da madonna mia-la-lettera-della-regina. Si aggrega anche LananatTì che non ha spedito personalmente ma l’evento della settimana non se lo vuole perdere.

Alla vista dell’allegra brigata, LaPargola ha un attimo di smarrimento subito stroncato dalle nane che, schizzando fuori dalla macchina, le sventolano in faccia la lettera urlando “ci ha scrittooo, la regina ci ha rispostooo!!!”.

“Davvero?” dice piano e incredula LaPargola ma neanche finisce la parola che le nane, in preda ad un’incontenibile sovraeccitazione, l’hanno già spinta in macchina. Ivi, si stabilisce che l’apertura della busta avverrà secondo la legge della condivisione, cioè verrà strappato un pezzettino per una che a PI quasi le viene una crisi di nervi e per poco non gliela strappa di mano e la apre lei stà benedetta lettera.

E alla fine di uno straziante scollamento-a-turno della busta,  eccola lì, sobria ed elegante con un piccolo, discreto stemma reale, la lettera firmata a mano  dalla Lady in Waiting che ringrazia le mini-tipe per il pensiero a nome Di Sua Maestà la Regina che, scrive, ha molto gradito e apprezzato.

Morale della favola, La Press Agency di Elisabetta II, regina del Regno Unito, si è preoccupata di rispondere agli auguri di due mini-tipe, che peraltro nel regno manco ci vivono, di scrivere i loro nomi correttamente sulla  busta e di firmare a mano in segno di rispetto e di riconoscimento.

A PI, invece, in questa parte del mondo (nota per essere culla di arte e civiltà) non se la filano di striscio nemmeno, chessò, una banalissima Telecom Italia, nè un qualunque, ancor più banale, datore di lavoro a cui manda il CV, o meglio ancora un presunto professionista che le commissiona un lavoro e poi sparisce nel nulla…figuriamoci un’alta carica dello stato. PI manco ci prova. Però l’anno prossimo scriverà ad Elisabetta. Così, tanto per soddisfazione.

Pubblicato da: pensieriinutili | gennaio 11, 2012

Shopping with my sister

I tempi sono maturi. Dopo aver occhieggiato le bancarelle cinesi  del mercato di CDP per diversi sabati, LaSorellaMedia, stufa delle solite pezze (leggi capi di abbigliamento, lessico famigliare) e in vena di acquisti per la stagione, propone una sortita al villaggio Outlet di VDC.

Il villaggio Outlet è uno di quei luoghi artificiali, ricostruito a immagine e somiglianza di un borgo tosco-umbro, con gerani che adornano finti balconi di finte case. Dovunque,  negozi di pezze, scarpe, accessori  per la casa, ristoranti e bar che offrono tramezzini rinsecchiti, focaccine tristi e piadine moribonde.

Alla notizia del progetto Outlet, LaMadre, memore della recente spedizione ivi condotta con le allegre comari di Windsor (leggi amiche de LaMadre, lessico famigliare), oppone un categorico rifiuto: “all’Outlet ci andate voi” dice perentoria. E più non dimandare, chè LaMadre non usa mezzi termini.

LaPorpi, tutta tonda e tutta rosa e non ancora dotata di libero arbitrio, è, invece, inclusa nella missione. A pochi mesi dal suo arrivo nel mondo, pur essendo stata registrata con un nome vero , la tonda tonda ha meritato l’appellativo di polpetta, presto abbreviato in LaPorpi.

In quei primi mesi, preoccupata dei diritti d’autore, PI aveva fatto notare a LaSorellaMedia  che questo affettuoso nomignolo l’aveva già visto e sentito in giro per il web, ma la risposta era stata eloquente:“echissenefrega, le polpette sono la cosa più buona che ci sia e quindi lei è Polpetta (detta LaPorpi) ebbasta”.

E quindi LaPorpi è rimasta LaPorpi perché quando LaSorellaMedia comincia le frasi con “echissenefrega” c’è poco dibattito. Morale della favola, la famiglia di PI è cresciuta ed è cresciuta pure LaPargola che prima chiedeva continuamente  una sorellina e ora invece non la chiede più.

Anche lei, come LaMadre, si rifiuta di partecipare alla Missione Outlet e, per chiarire bene le intenzioni, accompagna il diniego con un’espressione di orrore e  un attacco di nausea.  La Pargola trova deprecabile (e mortalmente noioso) l’atto del comprare. E’ un raro caso di Sindrome da Acquisto Repulsivo.

Non che PI e LaSorellaMedia, o altri della famiglia (tranne il GrandePadre che però limita gli acquisti ai generi alimentari  per l’intero clan famigliare) amino molto “fare spese” ma quando si arriva alla consunzione dei tessuti e alla vittoria delle tarme sull’uomo, un rinnovo di qualche pezza si fa necessario. Se non altro per decenza..

E così, via allegramente (si fa per dire) al villaggio Outlet con LaPorpi che se la ride ignara e LaSorellaMedia che grugnisce perché ultimamente, per quanto si sforzi di non farlo, riesce ad emettere più grugniti che espressioni linguisticamente e socialmente accettabili. Parte di questa mutazione fonetica è dovuta alla convinzione di essere diventata “chiatta” (grassa, n.d.r.).

L’altra parte è dovuta alle (s)confortanti parole de LaMadre che, all’approssimarsi dell’inverno,  ha così vaticinato i destini de LaSorellaMedia: : “eehh, effettivamente…come farai quest’inverrno…tu sola…con la bambina…il cane…con il buio, il freddo, la neve…senza poter uscire…” manco LaSorellaMedia vivesse  in Siberia e fosse appena stata radiata dalla famiglia.

Con questa diciamo amenità d’animo, si raggiunge il villaggio Outlet dove, dulcis in primo, PI e LaSorellaMedia ingollano un tramezzino insapore e rinsecchito chè alla famiglia di PI non piace fare spese ma piace molto sedersi ai bar. Poi comincia il calvario dei negozi con la stessa allegria della Luciana Turina condannata a vivere nell’armadio di una taglia quaranta.

Spingendo il carrozzino di una LaPorpi molto interessata al via-vai di gente cui dispensa cordiali saluti e sorrisi, LaSorellaMedia si aggira torva tra i negozi, guardando la merce con occhio disgustato e bofonchiando uggiosi commenti di schifo.

“Mi viene da vomitare” è quello più ricorrente, non solo rispetto alla miseranda scelta del vestiario in offerta ma in generale, a tutto ciò che da qualche mese a questa parte circonda la tipa chiatta in attesa di ibernazione.

All’ennesimo annuncio di vomito, PI programma il successivo Shopping with my sister al giorno dopo quello del Giudizio e adocchia un paio di pantaloni interessanti.  Pantaloni classici (cioè uno  nero e uno grigio) e comodi, tanto cercati, con annesse magliette che fanno “pantano” (leggi pandan o pendant o semplicemente abbinamento) che vanno benissimo e stanno benissimo a chiatte e non chiatte e, fortuna delle fortune, saltano fuori altre 2 o tre pezzette che pure non fanno proprio schifo,vero? sìssì verissimo, e si possono perfino acquistare.

Quindi, con LaPorpi che rosicchia i  pantaloni tanto cercati, strascicando lembi di pezze al suolo,  le due pseudo-shoppers raggiungono le casse dove scaraventano i tanto sudati acquisti chè la giornata non è proprio delle più ilari.

La commessa raccoglie, stacca cartellini e siluri anti-furto, imbusta e poi dice:” l’intimo è a parte”. L’intimo? Quale intimo?, chiedono PI e LaSorellaMedia all’unisono, ripassando velocemente le pezze scelte e non riconoscendo indumenti classificabili come intimo. Al quesito, l’annoiata commessa, solleva i pantaloni classici e comodi e la maglietta uguale (che perciò faceva pantano) e informa le acquirenti (e il resto della fila) che quello è l’intimo. I pantaloni tanto cercati sono pigiami.

Pigiami?” si scandalizzano PI e la sosia della Turina, “ma come ma…si vendono sottane per vestiti e filini anali per mutande e due normalissimi e comodi pantaloni sono pigiami? Mica c’è scritto che  sono intimo!”.

 “Echissenefrega” conclude autorevole LaSorellaMedia “noi tanto ce li mettiamo come pantaloni!” manco la commessa avesse minacciato la fustigazione a chi avesse indossato il benedetto intimo per altri scopi.“Infatti”rincara agguerrita PI rivolgendosi platealmente all’intera fila  “noi ce li mettiamo come pantaloni normali anche perché noi come pigiami usiamo le magliette. Mai comprati un pigiama o una camicia da notte, NOI.”

Emesso il proclama ad una platea indifferente e anche un po’ stufa dell’attesa, e ad una commessa che cosa vuoi che gliene freghi delle abitudini vestiarie di due clienti per caso , PI e LaSorellaMedia pagano con aria di sufficienza, di chi se ne sbatte della moda chè ci sono-cose-benpiùimportanti-a-cui-pensare-tzè, e escono dal negozio rimpolpando l’onta subita (non si sa bene da chi) con ulteriori  sbuffi, commenti e ‘tacci loro.

Con questo spirito battagliero e niente polemico le shoppers raggiungono quindi  il parcheggio dove si dividono l’espletamento delle  funzioni tipiche di un viaggio con una Laporpi e che si svolgono generalmente così:

1. PI prova a chiudere il carrozzino senza riuscirci nonostante le pazienti spiegazioni-istruzioni-mimiche e dimostrazoni pratiche ricevute all’infinito da LaSorellaMedia che, quindi, rassegnata,dice: “vabbèvà, FACCIO IO”.

2. PI siede LaPorpi nel sediolino cercando di evitare che sbatta la testa sul tetto.

3. Laporpi sbatte la testa sul tetto.

4. LaSorellaMedia dice “eh noo, poverina! Un’altra volta?”

5. LaPorpi non piange e non si lamenta ma guarda entrambe con espressione stupita.

6.PI dà a LaPorpi il giochino-della-macchina che dopo un secondo vola al suolo.

7. LaSorellaMedia ri-dà a LaPorpi il giochino-della-macchina che, tosto, ri-vola.

8. PI e LaSorellaMedia si arrendono e salgono in macchina.

9.LaSorellaMedia dice che LaPorpi tanto-ora- si addormenta- vedrai- è l’ora, svieneproprio.

LaPorpi, al ritmo di  bella-bella…bellàà e altri esercizi fonici, si sganascia per tutto il viaggio di ritorno.

Pubblicato da: pensieriinutili | dicembre 23, 2011

Addobbi natalizi

E, mi raccomando, non cominciare a infilare decorazioni dappertutto chè poi sposti cose e io non trovo più niente e non ci possiamo più muovere. E poi, in teoria, uno o fa l’albero o il presepe. Noi li facciamo tutti e due evabbene ma il villaggetto a fibre ottiche (almeno quello) lo metti in camera tua. Capito?”

Come tutti gli anni, LaPargola annuisce per niente convinta. Fosse per lei, a natale si dovrebbe addobbare la casa a estensione tentacolare, ricoprendo tutte le superfici, rimuovendo oggetti e utensili per fare spazio ad alberi mai grandi abbastanza e ninnoli natalizi comprati, faidate (anzi dalei o daLeNane), regalati, trovati o (goduria delle godurie) ripescati negli scarti o nella memoria.

Poco importa se per un mese si brancola alla ricerca degli oggetti e degli utensili che chissà dove sono andati a finire, si guarda la televisione di sguencio causa albero e si urtano regolarmente i ninnoli sopraccitati.

Fosse per PI, chè si ricorda che è natale sempre all’improvviso, verso il 13,14,15 dicembre e poi di nuovo verso il 16,17,18 ,fino a capitolare, cadendo dalle nuvole, il 23 , la decorazione dovrebbe invece limitarsi ad un elegante alberello con qualche fine addobbo extra sparso qui e là. Una decorazione chic ma discreta. Stile AD, per capirci, anche se, date le finanze molto poco AD, ci si accontenta pure di un qualunque  Country e Country o, peggio ancora, Casa mia.

Ma tra i due “fosse per”, vince 10 a 0 quello de LaPargola, in barba alle raccomandazioni e alle minacce. Invane e comunque mai portate a termine. O meglio, invane PERCHÈ mai portate a termine.

Hai voglia a leggere manuali sui genitori pseudo-perfetti che crescono figli felici e appagati: mai fare minacce (o promesse) che poi non riuscite a mantenere. Se non realisticamente attuabili, meglio non farle, predica il manuale, i bambini e gli adolescenti  rispondono alla consequenzialità causa-effetto. Il resto sono parole al vento.

PI fa parte di quel resto ventoso ( anzi dovrebbe aggiungere un’altra P per “parole” e diventare P&PI) e quindi si zuppa la decorazione tentacolare. A partire dal giorno dopo le raccomandazioni , quando,  sulla credenza del soggiorno, grazie ad un incauto spostamento di stereo e casse da parte di PI, appare un piccolo centro rurale, definito, in gergo, presepe.

L’insediamento  avviene nella migliore tradizione LaPargolesca: in assoluto silenzio, con poche, fugaci apparizioni, un’espressione vaga stampata in viso e, soprattutto, senza alcuna consultazione con la fanatica dell’addobbo morigerato-ma-di-classe.

Tanto che PI dubita che la conversazione sulle invasioni decorative sia effettivamente avvenuta. Forse no, forse era quella dell’anno scorso (tanto che cambia), visto che ora, terminata la sistemazione del presepe, un (delizioso, non c’è che dire)  villaggetto a fibre ottiche e una LaPargola riflessiva si aggirano per casa alla ricerca di un posto papabile. L’occhio (e la fibra ottica) cadono prima in soggiorno, dove nottetempo è cresciuto pure l’albero, poi in cucina.

Dove lo metto?”, domanda LaPargola con fare e tono parecchio generici, per nulla scomposta dal vento delle parole della madre-arredatrice e lontana mille metri mentali dal collocarlo in camera sua.

Ma non avevamo detto in camera tua??” ruggisce PI, sbuffando, spolverando (ma sì!) e liberando al contempo uno spazio (vitale!) di un mobile della cucina per accomodare il villaggetto.

Ma qui non c’è la spina…” osserva delusa LaPargola.

Si che c’è!” ri-ruggisce PI mentre scosta molto (ma molto) faticosamente 30 chili di credenza dal muro e si ingegna per infilare  la spina attraverso una minuscola  fessura praticata sul retro.

Ah, bene”, dice sollevata LaPargola mentre PI con la faccia schiacciata sul muro, lotta con il filo, la spina, la fessura e l’inconfutabilità della sua incoerenza.

PI ne è sicura più  che mai: i manuali per i genitori li scrivono gli zii.

E allora pazienza anche quest’anno e  BUON NATALE sempre e comunque :)

Pubblicato da: pensieriinutili | dicembre 17, 2011

Pensieri molto inutili su: La nebbia

Se si nasce allo spacco del sole sotto un cielo blu che più blu non si può, ci si abitua mai alla nebbia? No, dice. Impossibile. La nebbia occulta, è fredda, il sole invece scalda, rivela.  Eppure quella coltre biancastra e spumosa esercita un certo fascino. Anche su chi per nascita, il giallo e il blu ce li ha sotto la pelle.

Mammachenebbione!, è  il primo pensiero (inutile) di PI all’alba del decimo-undicesimo giorno nella nuova casa quando dalla finestra vede una nuvola bassa, umida e velata nella quale distingue ombre di alberi, campi e chissà che altro essere in giro per la campagna alle 6 del mattino. Su questi esseri, però, PI decide che è meglio non indagare vista la recente “battuta del cinghiale” dai risultati parecchio inferiori alle previsioni.

La nebbia, uno dei motivi per cui PI non potrebbe mai vivere in Padania. Dice, ma allora Albione? Non è avvolta nella nebbia 10 mesi all’anno? Come hai fatto a viverci? Veramente no. Memoria labile permettendo, tutto questo fumo di Londra che avvolge la città in un’impenetrabilecortina, PI non se lo ricorda. E, insomma, hai voglia a contraddire con dati cinematografici alla mano, la nebbia non è cosa che si dimentica facilmente. Non a caso PI quella di Milano se la ricorda.  Si ricorda di quando, un sacco di anni fa, una mattina aprì la finestra e vide una massa densa e grigina e nulla più. E si ricorda che disse: “Oddio” e basta.

Certo, occultare, occulta. Mica facile guidare nel buio bianco-spuma tra macchine, umani e paesaggi che appaiono e scompaiono nel nulla. Ma il fascino della nebbia è proprio quello: la rivelazione improvvisa.

PI e LaPargola percorrono la strada ovattata che da casa porta al paese alto (dirette alla stazione dove LaPargola prende il treno per andare a scuola), circondate da una valle che non c’è.  E’ un percorso sfocato, quasi surreale; ogni tanto spuntano le forme stilizzate di un tetto, un gruppo di case, una macchia di alberi. Sopra di loro, all’altezza del cielo ma così vicina che quasi si tocca, un’enorme sfera giallo opaco che potrebbe essere la luna e invece è il sole appannato.

Da quando si è trasferita nella nuova casa PI questa strada l’ha fatta quasi tutte le mattine ma ogni volta è presa alla sprovvista perché non sa mai quando succederà. Ma succede ogni volta: all’improvviso, lei e LaPargola escono dalla coltre e, come per incanto, si ritrovano nel mondo degli umani, sovrastate da un cielo blu che sembra finto tanto è blu e da un sole giallo inverno. Ogni volta che avviene la rivelazione, PI ha un sussulto e la sensazione di essere capitata a Brigadoon, il villaggio che appare un solo giorno ogni cento anni.

La sua Brigadoon è un piccolo paesino di antichissime-tra-le-più-antiche origini etrusche, dal sapore di ribollita e cinghiale in umido, che si affaccia su una valle nascosta tra le curve della strada. E’, forse per questo, una valle sfacciata, consapevole della sua bellezza che rivela piano piano fino a sorprenderti con la grandezza della sua bucolica eleganza.

Niente a che vedere con la vera Brigadoon insomma, ma tanto PI ci ricascherà anche domani…

 

 

Pubblicato da: pensieriinutili | giugno 23, 2011

Nevrosi da esame

PI sta facendo l’esame di terza media. La notte si sveglia di soprassalto per paura di non svegliarsi in tempo la mattina. Palpita per gli scritti di matematica, materia per cui tutta la famiglia è geneticamente negata. Inveisce contro le prove Invalsi che già il nome suona a contrario di valere e anche un po’ a invalido ma poi è un quiz e a PI questa cosa del quiz ricorda i test da spiaggia.

Quelli che si facevano d’estate, sotto l’ombrellone, per sapere se una era una bomba sexy o un bradipo senza speranza. Avevano una scelta multipla di risposte cretine e improbabili perchè una non doveva pensare ma rispondere la prima cosa che le passava per la testa. PI & Co.,invece, pensavano sempre un sacco e non trovavano mai una risposta confacente, perché, chiaro, si era intellettualmente superiori ai quiz rosa, che si facevano sì, ma con sprezzo.

Anche LaPargola sta facendo gli esami di terza media. In verità quella che fisicamente attende le prove è lei. Sua madre, di suo ci mette la tensione, il nervosismo, l’isteria…tutte quelle patologie che qualcuno di buon cuore potrebbe definire amorevoli premure, ma che agli occhi di una LaPargola con l’emotivometro sotto zero, risultano semplicemente un emerito scassamento dei cosiddetti. Ma, tollerante per auto- definizione e parca com’è di giudizi, LaPargola a cui degli esami nonglienefregapiùditanto, guarda allo stress di PI con occhio perplesso e rassegnato. Come sempre.

Una PI farneticante se la figura scrittrice, tra una decina d’anni, intervistata un dì alla radio per presentare il suo primo libro: “L’insostenibile pesantezza emotiva di una madre”. Un futuro tutto sommato auspicabile ma che allo stato attuale del mese corrente non è sufficiente ad alleviare le ansie da esame. Proprio no. Anzi, PI è terrorizzata pure di più dalla prova orale chè essendo LaPargola tipa poco ciarliera e ancor meno incline al discorso spontaneo, potrebbe avere difficoltà con la libera esposizione degli argomenti prevista dall’ennesima riforma scolastica.

Per placare le ansie (sue perché quelle de LaPargola latitano) PI elabora e sciorina infallibili teorie e tecniche di oratoria che LaPargola accoglie con lievi sollevamenti di pupille verso il cielo, tanto lontane sono dalle sue corde. Ma la madre premurosa non si arrende. Offre aiuto non-richiesto, fa capolino nella camera degli intensi studi e ad ogni –rara- domanda che inizia con un semplicissimo “cos’è…” costringe una LaPargola riluttante ad approfondire l’intera materia, precisando la necessità di confrontare e, in sede d’esame citare , le diverse fonti, che pare la preparazione di una conferenza dell’ONU per l’anno prossimo e non di un esame di terza media per questa settimana.

Così, quando LaPargola domanda cos’è la musica atonale, PI molla tutto e tosto s’industria, nonostante le consapevoli deficienze, visto che di musica non capisce una benemerita. Sa bene che sarà ardua impresa spiegare ciò che lei stessa ignora, e peggio si sente all’idea di fronteggiare una giovane esaminanda che, per quanto flauteggi piuttosto bene, quando si tratta di teoria chiude la saracinesca della comprensione e buonanotte ai suonatori. Siano essi tonali, atonali o dodecafonici.

Ma la missione s’ha da compiere e la prima cosa da fare è scandagliare l’oceano di Internet per capire cosa diavolo sia la musica atonale. E mentre PI si affanna nella ricerca, LaPargola un po’ si rotola sul letto e un po’ dice (invero non a torto) che come fa la musica ad essere senza tono, aggiungendo, per chiarezza, che “questa cosa non fa senso”.

La zelante PI però non molla: consulta siti web a profusione, legge e rilegge il testo scolastico, spiega che cos’è la musica tonale (atonale sarà l’opposto,no?) paragonando l’alfabeto alle note, blaterando di stridii letterari quando diversi stili si sovrappongono, intorcinandosi cioè con la solita serie di esempi contorti e mai pertinenti.

E, infatti, alla fine dell’intensa sessione, LaPargola ri-emerge dai rotolamenti, si siede più o meno compostamente sul bordo del letto e annuncia con un soffio di rammarico che non ha capito niente. Invero non a torto anche stavolta. L’immaginazione sta per svanire, sopraffatta dalla dura realtà, quando ecco che dal testo salta fuori un nome, seguito da un guizzo che PI afferra al volo come l’ultima speranza.

Occhei, dice. Poi lesta apre un’altra finestra sullo schermo, digita youtube e trova un concerto al piano di Schönberg. Scarica, attende un secondo e fa partire la musica. Qualche nota non proprio melodiosa e LaPargola, impegnata in qualche rotolatina extra, si avvicina, ascolta e poi chiede se, per caso, non si tratti di musica atonale.

E quando PI, sperando di non aver toppato clamorosamente, parla di atonale e dodecafonico, LaPargola esulta e dice: “ah, allora ho capito!” e scappa via, finalmente libera dalle grinfie della musica teorica e dagli artigli di una madre che per semplificare le cose deve per forza passare dall’intorcinamento suo e dei suoi cari…

Pubblicato da: pensieriinutili | novembre 13, 2010

Scoperte affascinanti

Sei  occupata? Posso mostrare ill’appartamento a dui visitors?”

Sei anni e diverse lune di permanenza nel Belpaese e Peter Pan, pur pronunciando perfettamente “salutamassòreta” (insegnatogli da un veronese) e “sciobberimm”, continua a infliggere all’italiano pene linguistiche immeritate.

La puffa-casa è motivo di vanto per Peter Pan che l’ha fatta tutta da solo. Sorvolando su pezzi di battiscopa che mancano, granelli di intonaco che cascano dai soffitti, un’acqua calda che va e viene (ma più va), un bidet appiccicato alla tazza che, all’occorrenza, richiede certa maestria acrobatica e un impianto di riscaldamento under-floor che non ha mai dato segni di vita, la puffa-casa è il modello della casa padronale. Cioè di come verrà la casa di Peter Pan quando termineranno, se mai termineranno, i  sempiterni lavori di ristrutturazione. Nel frattempo si organizzano giri turistici nella puffa-casa.

I visitors di turno appaiono sulla porta. Riconosco l’anonimo canuto dell’Est e la sua consorte americana e scrittrice.  Di cosa scriva mi è ignoto, ma a conoscere i dettagli della vita dei vari, eventuali e numerosissimi visitors che transitano stagionalmente da queste parti, ci ho rinunciato al visitor numero tre.

Mentre l’uomo dell’Est e consorte fanno “aah”,”uuh” e “ ooh” per ogni trave e mattone originali-veramente,  approfitto per “mostrare” a Peter Pan la finestra della mia puffa-stanza da cui entra acqua . Solo quando piove in diagonale però. Peter Pan guarda scuotendo la testa con disappunto e dice “uhmm”. Quando dice “uhmm” va lasciato cogitare nel suo brodo creativo-strategico. Lo lascio quindi in contemplazione della pozzangherina sul davanzale e vado a mostrare il puffo-bagno ai visitors.  Manco fosse un Pozzi-Ginori originale-veramente.

Ehm, con quella creatura lì, non posso fare niente…” dice basso basso Peter Pan dalla puffa-stanza . Quale creatura? Noi trio-intercontinentale ci avviciniamo alla finestra  e Peter Pan indica il massetto (la cornice esterna della finestra) dove bel bellina, effettivamente, è appoggiata a mo’ di calamita, una creatura verde cavalletta. E’ lunga un dito indice, ha un corpo sottile ovaleggiante e una testa così minuscola che si vedono solo due occhietti. “Uh… un grillo gigante” dico basso basso pure io, per non disturbare la stranissima creatura. Per me, che sono una zappa in insettologia, se son verdi son grilli.

Non è un grillosentenzia Peter Pan che, in materia di insetti è,invece, un’autorità, “è una mantide religiosa. Vedrai che ora gira la testa verso di noi.” E la creatura, come se avesse sentito, gira gli occhietti verso di noi e ci guarda dal massetto.  E’ solo un insetto ma è il più affascinante che abbia mai visto e continuo a mormorare “oohh” come una deficiente.

Ma, la mantide religiosa non è nera? “ chiedo, attingendo dalle fonti certe dell’immaginario collettivo.

Ti confondi con la vedova nera che è un ragno e ha un comportamento simile a quello della mantide” mi illumina Peter Pan. Ah ecco, è un club.

Parli dell’uccisione del maschio dopo l’accoppiamento?”  mi informo, continuando a fissare la mantide che mi fissa.

Beh, in verità…non è proprio così..”. Vabbè ma allora questo immaginario collettivo fa acqua da tutte le parti. Peggio della finestra. “ E com’è allora?”, oramai siamo in ballo e voglio sapere la verità.

Ecco, ehm, dunque:  la mantide stacca la testa del maschio prima dell’accoppiamento. In questo modo lui perde tutte le inibizioni. Poi, dopo l’accoppiamento, la mantide ne mangia il corpo”. Diabolico. Dario Argento, al confronto, è un pivello.

Dovresti vedere quando la mantide stacca la testa. E’ affascinante…”, ecco no,grazie, un conto è la verità, altro è la grafica chè io c’ho uno stomachino ipersensibile. “ Il sogno di tutte le femministe...” aggiunge poi Peter Pan con il sorrisetto amaro di chi è rassegnato al suo destino di maschio succube.

Pubblicato da: pensieriinutili | novembre 8, 2010

Avere una sorella ci rende più felici

“Ecco. Qua ce ne sono un bel po’’”

“Arrivo”

PI e LaSorellaMedia stanno facendo scorta di rametti per  la stufa.  LaSorellaMedia ha trovato il modo per avere le “mani libere”, per fare cose dice. Si è avvoltolata la Porpi in una megafascia stile africano e ora sono un corpo e un…corpo e due mani.

LSM: allora, il pediatra ha detto che…

PI: Sì, già me l’ hai detto

LSM: già te l’ho detto? E quando?

PI: ieri, quando sei tornata dal pediatra

LSM: ah, già, vero.

Pausa di raccoglimento (rametti). Poi l’occhio de LaSorellaMedia ha un guizzo. Ha una notiziuola inedita nella manica. Non è uno scoop ma può andare. Le due hanno letto che Avere una sorella rende più felici e devono dimostrare che è vero. Cioè che lo scambio di informazioni minimaliste, apparentemente (e solo apparentemente) inutili, sono invece alla base della felicità. Loro sono proprio le sorelle che ci fa bene avere una sorella. Hanno le prove e lo dimostreranno. Costi quel che costi.

LSM: “Ti ho detto del marito della sorella del cugino di Astelio?”

PI: (con vago interesse) mmhh, no

Ah-Ah! Visto che c’era qualcosa che non ci s’era detto?

LSM: e allora… ha confessato ad Astelio che c’ha una tipa ed è scoppiata la bomba.

PI: nel senso che la moglie ora lo sa?

LSM: no, la moglie lo sapeva già. Stanno in crisi da due anni.

PI: ah,e come è scoppiata stà bomba?

LSM: perchè ora lo sa tutta la famiglia.

PI: Ah. Ieri sera ho ingaggiato una lotta all’ultimo sangue con un calabrone. Ultimo sangue del calabrone, naturalmente. Ho vinto io.

LSM: sì me l’hai detto

PI: te l’ho detto? Ti ho detto del calabrone?!

LSM: Già.

Pausa di raccoglimento (rametti).

LSM: domani non ci vediamo.

PI: no.

Pubblicato da: pensieriinutili | novembre 5, 2010

The magic tree

Tra un picchietto, un progetto e una lezioncella, PI si concede una meritata pausa. Prepara un sugo, accende la stufa, carica la lavatrice o stende i panni. Attività Ilari come poche. Oggi tocca ai panni e PI si avvia verso Montegabbione che, nonostante il nome -preso in prestito da un paesino circostante-, è solo il luogo preposto a tale incombenza domestica. I fili dell’incombenza vanno da un ulivo a un altro e mentre l’ilare PI stende le lenzuola, le arrivano distinte le voci di uno degli alberi.

“In Alaska ci sono molte piste per sciare, vero?”

“ Qui serve una persona piccolina. Il ramo è troppo basso…”

Che succede vuol dire What’s up, right?”

“ma, che ore sono? Oggi c’è sailing ?”

Le voci sono diverse. Parlano un inglese non sempre di origine anglosassone, intercalato da qualche parola italiana.

Oh PI, ciao!” saluta Peter Pan dall’alto di uno dei rami che lo nascondono. Tra le foglie di ulivo si individuano altri corpi, intenti a sfrondare l’albero. C’è anche LaNanattì che non è andata a scuola,dice, perché aveva mal di pancia. Ora fa la vaga, protetta dalle foglie del ramo più alto: ehh,sì va meglio, conferma, ma mica è passato.

E’ decisamente un albero ciarliero e affollato. Tra i rami c’è perfino un Andy dall’Alaska che, contrariamente ad ogni aspettativa, non è un ometto con gli occhi a mandorla e una muta di pelliccia. Con magna delusione collettiva, Andy dall’Alaska è un tipo alto, ha i capelli biondi, non si esprime in lingua inuit e porta la t-shirt. Proprio come Tzap, che viene da una fattoria di un ignoto stato unito d’America e saluta indigeni e stranieri con quell’unica sillaba che gli ha meritato il nome di Tzap, appunto -dall’inglese: What’s up (come va)-.

Celato dal tronco, un anonimo canuto, apparso dal nulla –che si scopre poi essere la Polonia-, sfronda e chiacchiera con Peter Pan che chiacchiera al telefono con un’amica.

Dall’albero si vede la valle, che l’autunno ha dipinto di marrone brullo e verde brillante. L’aria profuma di legna e il ritorno dell’ora legale ha affrettato i tramonti. L’orologio biologico stenta a registrare l’ombra di un buio che arriva ancora troppo presto: un raggio di sole… ed  è subito sera.

Dallo scoccare dell’ora legale, LaSorellaMedia  dice “che trishtezza” alle cinque di ogni pomeriggio e dai 40 gradi “a palla” della sua abitazione, LaMadre maledice i puzzoni (leggi cimici, lessico famigliare) e vaticina uragani, trombe d’aria e altre apocalissi.

E’ di nuovo il tempo delle olive.

Pubblicato da: pensieriinutili | novembre 2, 2010

Due paggine e un cespuglio

E’ l’ora che volge al crepuscolo. PI è seduta al tavolo della cucina dei puffi – che è anche la sua – e picchietta sui tasti del computer. La puffa-cucina è l’abitazione prescelta per i mesi d’autunno. PI è lunatica anche nella selezione dei luoghi domestici dediti al picchietto. Quando l’orologio segnerà le ore dell’inverno, si sposterà nel puffo-soggiorno, dove c’è la stufa. A gennaio si sposterebbe volentieri dentro la stufa, ma è puffa anche quella e poi c’è il rischio di carbonizzazione.

Un passo concitato e cadenzato alla Radetzky March, annuncia la comparsa di una LaPargola travagliata :

“DUE PAGGINE!” prorompe affannando,nonostante la distanza tra la sua puffa-camera e la puffa-cucina sia di metri due, in eccesso e per difetto. C’ha proprio un diavolo per capello.

PI:” Uh? ..Che?…Due paggine… di cosa?”

LP: “DUE PAGGINE ci ha dato!!” ri-enfatizza LaPargola che è una tipa precisa e si premura di ripetere i concetti più volte, tralasciando regolarmente i soggetti. Lo zelo della reiterazione e una grammatica italiana claudicante la inducono a credere che basti dire lui-lei-loro  o anche no, e l’interlocutore è bello che informato su chi fa cosa.

PI: “Ehm…di che stiamo parlando?” farfuglia quella che, invece, non ha capito per niente chi ha dato a chi queste due famigerate PAGGINE. Questa convinzione  che le mamme sanno tutto ha più svantaggi che vantaggi.

LP: “ Un tizio che guarda un cespuglio e pensa un sacco di cose. Non si capisce NIENTE!” insiste LaPargola refrattaria non solo ai soggetti ma anche, diciamolo, alla necessità di contestualizzare.

PI: “Forse se mi dici a cosa ti riferisci, ti posso aiutare…” implora una madre che stava facendo tutt’altro e fatica non poco a sintonizzarsi sul canale “due paggine e un cespuglio”.

LaPargola sparisce e marcia indietro borbottando  per ricomparire due secondi dopo con un libro. Brandendolo come una spada infuocata ri-prorompe: “Ecco qua. Io non capisco, ma non lo potevano tradurre? Shakespeare l’hanno tradotto,no?”

PI: “in italiano sì certo. Per gli italiani però. In inglese si studia nella lingua del ‘500” risponde PI che comincia a raccapezzarsi. Trattasi di scuola e forse di letteratura: “Posso vedere ?” ritenta.

LaPargola, momentaneamente priva di argomenti di opposizione (tolto Shakespeare, cosa resta?), porge il libro e resta in attesa. PI legge il primo rigo e ride. Lui,il tizio che guarda un cespuglio e pensa un sacco di cose che non si  capisce niente, un po’ meno.  Non mi risulta che le intenzioni fossero ilari quando così incominciò il suo infinito: “sempre caro mi fu quest’ermo colle

Pubblicato da: pensieriinutili | settembre 27, 2010

Tredici anni

Gliel’ho detto anche a Lara che i tredici anni sono sfortunati, anzi sfortunatissimi. Mamma mia…!” sospira LaPargola. In viso l’espressione incredula di chi immaginava quanto sarebbe stato duro avere 13 anni ma mai e poi mai  avrebbe previsto un anno così nefasto.

Beh ma, per te sono sfortunati perché il numero 13 porta sfortuna, però allora con questo ragionamento anche i 17…” risponde colei la quale di sfortune tredicenni… cosa vuoi che ne capisca.

No,no basta” si autorassicura lei, “ se sono sfortunati i 13, i 17 no che non lo sono. Solo uno dei due, e sennò scusa..” ride sollevata LaPargola che con la catastrofe dei tredici ha esorcizzato quella dei 17. E poi il 17 è un numero sfortunato in Italia non in Inghilterra e lei, anglossassone per scelta, ha optato per la sfiga britannica.

Ma tu ti ricordi di aver avuto questo cambiamento drastico nel passaggio dai 12  ai 13 anni?” chiede pensosa la neo-adolescente a una madre impreparata sugli argomenti che cominciano per :ma tu ti ricordi…

“L’ingresso nell’adolescenza, dici?” vagheggia la donna che viene dalla terra di Smemorandia e che subito si lancia su un terreno più sicuro:” Mah, guarda, ho appena richiesto un libro che parla proprio di un genitore alle prese con la crescita del figlio. E’ scritto in modo ironico. Deve essere divertente. Ora ti leggo l’incipit”

E la madre legge l’incipit che, alla terza parola, annoia LaPargola a morte e che  si conclude con il figlio che così apostrofa i genitori:” mamma?..Papà…? Vi odio

Eh..” dice LaPargola, con una punta di interesse , riconoscendosi, pare, in quella  frase impietosa.  “Ma io non te l’ho mai detto però”.

“Ma l’avrai pensato” risponde pronta la madre che ha deciso di darsi la famosa zappa sui piedi. Lo dice con il sorriso del finto distacco ma ritira i piedi sotto la sedia per evitare il colpo. Che,invece, arriva inevitabile.

“Ehm…ecco… beh…” farfuglia LaPargola colta in fallo.

Eh sì” sospira delusa dasèstessa l’ex madre intelligente, “l’avrai pensato ogni volta che ti dico di mettere a posto la tua stanza o di andare a buttare i rifiuti organici …”. La madre, quando ci si mette, con la zappa va fino in fondo al cuore.

See no, mica per quello!”protesta  la neo adolescente, alzando gli occhi al cielo dove c’è un fumetto che dice: madre, ma che banalità. L’ho pensato per ben altre nefandezze da te commesse.

E più non s’esprime.Ma, in verità, non è necessario. Le sue poche eloquenti parole vogliono dire una sola cosa: che ho perso l’immunità di madre intelligente che non farà mai gli errori ancestrali e sono ufficialmente diventata la madre odiata e rompiscatole che non capisce niente.

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